Da Feuerbach al reality show

Certezze. Forse. Da Feuerbach ai divi del cinema al reality show


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Si potrebbe forse far cominciare tutto da Feuerbach e dalla sua teoria sull’alienazione. Secondo la stessa l’Uomo aliena i più bei fiori del suo giardino (e cioè i sui migliori sentimenti,ideali ed azioni) su Dio, che non avrebbe quindi una realtà oggettiva, ma sarebbe solo il frutto di questa espropriazione. L’Uomo quindi non ha una realtà spirituale, derivante dalla presenza in sè di una scintilla divina, ma solo materiale.In conclusione “l’uomo è ciò che mangia”. In seguito, attraverso le idee e le opere di molti altri pensatori ,in particolare Marx, il materialismo ha coinvolto strati sempre più larghi della popolazione e la presenza dello Spirito nell’Umanità si è fatta, sempre più flebile, tanto che all’inizio del Novecento nella cultura emergente la parola d’ordine è diventata : ”Dio è morto”.
Non è morta però l’esigenza ,se non di dare sostanza oggettiva, almeno di vivere in modo collettivo le proprie aspirazioni, i propri sentimenti ed ideali dando loro un’importanza rispetto al piano individuale e concreto e facendoli vivere in un mondo superiore. Si è ricreato così l’Olimpo degli dei pagani,in cui i divi e le dive, così chiamati non a caso ( dal latino deus) gestiscono le aspirazioni più belle degli uomini. Il bello/buono, unificati nella stessa persona(anticamente nella Grecia anche i due termini erano unificati in una sola parola-agathòs,come testimonia la permanenza dello stesso termine per il brutto/cattivo –kakòs- ) ama la bella/buona e corona il suo sogno dopo aver sfidato e sconfitto il brutto/cattivo. La massa partecipa a questo mondo e ne strappa qualche piccolo pezzo, applaudendoli sugli schermi o al loro passaggio, chiedendo autografi, o addirittura usando i loro veri o presunti strumenti di bellezza (tipico Lux,il sapone di bellezza delle stelle,che diviene oggetto sacro).
In queste manifestazioni l’individuum diventa sexus, segmento di una religio, che si esprime con manifestazioni di massa, come le urla e grida ai concerti,o alle partite di calcio,dove si celebra il rito di questo idolo ad undici teste, che impersona le proprie aspirazioni,la sete di vittoria e talvolta di rivincita sociale(si pensi al tifo per la Juventus degli immigrati del Sud nei confronti degli operai autoctoni torinesi, tifosi del Torino).
L’uomo però non si accontenta di porre nell’Olimpo e di adorare i nuovi idoli che impersonano i propri ideali,le migliori qualità intellettuali, fisiche e istintive: è alla continua ricerca di nuovi idoli che inflaziona,divora in poco tempo e le star,invece di stare immutabili nel cielo, diventano sempre più effimere.
Ma questo non basta. Nel suo delirio di onnipotenza l’Uomo vuole porre nell’Olimpo anche le proprie miserie, le proprie brutture, i comportamenti quotidiani anche quelli più volgari. E così nascono i reality shows, in cui diventano divi personaggi più o meno famosi,o anche assolutamente sconosciuti e le loro gesta non sono altro che le banalità quotidiane,dal fare quadrare i conti per la lista per la spesa, al turpiloquio, all’esaltazione del mangiare voracemente ecc. ecc.
Non è più Dio che ha fatto l’Uomo a sua somiglianza, ma è l’Uomo che ha fatto Dio a sua somiglianza.Uccidendo Dio,l’Uomo ha perso i più bei fiori del suo giardino ed è diventato veramente ciò che mangia. Tutto è diventato sexus, segmento di una massa senza alcuna aspirazione all’uni-versum, all’Infinito.
Che fare? Riscoprire l’individuum, non annullarsi come sexus nella massa,nel coro delle tragedie greche che pesta i piedi ,stordito dai rumori ed ebbro di vino (oggi di sostanze euforizzanti) nelle discoteche fino allo sfinimento fisico. Riflettere, ripiegarsi su se stesso, leggere i classici, coltivare lo Spirito per cercare una partecipazione al Tutto ed all’Infinito, tendere all’Uni-verso,come Prometeo che ruba il fuoco a Dio,i Prigioni di Michelangelo, l’Infinito di Leopardi.Cercare nel Silenzio la voce Dio. Dio parla nel Silenzio. Forse.
Giuseppe Tarditi





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