Lodo Mondadori.
Considerazioni di teoria generale del diritto sulla “guerra di Segrate” tra Cir (De Benedetti) e Fininvest (Berlusconi)


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La vicenda cosiddetta Lodo Mondadori nasce da una vertenza , intorno al controllo del Gruppo l’Espresso Mondadori tra Cir (De Benedetti ) e Fininvest (Berlusconi) . I soci di maggioradella Mondadori erano : Formenton (famiglia Mondadori) e De Benedetti. Berlusconi aveva una quota signficativa ma non determinante. (8%)

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De Benedetti si alleava con Formenton attravverso un patto di sindacato che metteva fuorigioco i soci di minoranza ,tra cui Berlusconi .Berluscon come contromossa, “rastrellava” sul mercato un quantitativo di azioni sufficiente , assieme alle sue e quelle di Formenton ad ottenere la maggioranza .Quindi Berlusconi convinceva Formenton a vendergli, a condizioni più interessanti e con clausole più gradite, la sua quota ribaltando la situazione. Sorgeva così una vertenza legale tra De Benedetti da una parte e Berlusconi e Formenton dall’altra per stabilire se il secondo accordo era valido o se si dovesse privilegiare il primo in quanto sarebbe stato violato il patto di sindacato (pacta sunt servanda). Da notare che il primo contratto prevedeva una clausola arbitrale per cui in caso di controversia le parti (Formenton e De Benedetti ) avrebbero dovuto rivolgersi ad un arbitro (una terna di persone scelte con criteri predeterminati) .
L’arbitro emetteva il suo giudizio e dava ragione a De Benedetti.
Berlusconi allora cercava una transazione con De Benedetti per spartirsi il Gruppo L’espresso Mondadori.
Le trattative erano favorite dalla politica in quanto , secondo il principio divide et impera , la politica mal vedeva la concentrazione del potere editoriale in una sola persona, attraverso la Grande Mondadori. La base su cui si trattava consisteva , semplificando ,nell’attribuire a Berlusconi la parte editoriale (libri) e Panorama mentre a De Benedetti sarebbero andati L’Espresso e La repubblica. Sul conguaglio non c’era certezza ; comunque il giudice di primo grado era ragionevolemte convinto su base di documenti e testimonianze cheBerlusconi avesse accettato, dopo essere partito da 100 miliardi, di dare un conguaglio di circa 400 milioni a De De Benedetti.
Nel frattempo il lodo(la decisione arbitrale, da cui il nome di lodo Mondadori all’intero affaire) veniva impugnato davanti all’Autorità Giudiziaria , e la Corte d’Appello di Roma,invece dava ragione a Berlusconi . Così si capovolgevano i rapporti di forza a favore di Berlusconi. De Benedetti faceva ricorso in Cassazione ma non lo portava avanti perché le trattative con Berlusconi, sotto la spinta sempre più pressante della politica, andavano in porto. Stavolta però , lasciando più o meno invariata la spartizione originaria ,il conguaglioandava a favore di Berlusconi
Successivamente però per questa vicenda veniva accertato in sede penale che uno dei tre giudici, il relatore, che ha il ruolo più importante nel decision making, era stato corrotto dai legali di Berlusconi. De Benedetti allora chiedeva il risarcimento dei danni ed otteneva la cifra di 750 milioni di euro. Il giudice infatti stabiliva che De Benedetti , a causa della decisione corrotta, aveva perso la chance di chiudere la transazione alle condizioni pre-sentenza corrotta ( con conguaglio a suo favore)mentre aveva dovuto chiudere la transazione (post- sentenza)con un conguaglio a suo sfavore. Il giudice valutava, sulla base di sue considerazioni ,nell’80% le chances di De Benedetti di vittoria nel processo che impugnava il lodo, se non ci fosse stata la corruzione.
A parte tutta una serie di questioni, mi lascia molto perplesso questa valutazione per una questione di teoria generale del Diritto.
Il giudice ,deve lui valutare se la sentenza era giusta (conforme al Diritto) o no, sulla base degli elementi probatori prodotti dalle parti, anche se la sua è una valutazione incidenter tantum, al fine di stabilire se esiste uno dei presupposti per la produzione del danno nel caso concreto. Non può sottrarsi al giudizio come non potrebbe sottrarsi se per es. dovesse valutare l’esistenza di un reato , incidenter tantum, che fosse il presupposto del danno procurato dal reato. Sarà poi la Corte d’appello e in seguito la Cassazione che potrà confermare o meno la sua valutazione di diritto sul caso concreto.

Avv. Giuseppe Tarditi




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