La Sicilia barocca


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L’arte barocca si sviluppa nel XVII secolo e nei primi decenni del XVIII secolo ed è caratterizzata dal senso del divenire, dalla tensione, dal gusto della magnificenza e della teatralità.
Non solo in ambito letterario, ma in tutte le espressioni artistiche, comprese quelle musicali, il barocco italiano è la testimonianza di una profonda crisi culturale.
Il seicento fu infatti il secolo della dominazione spagnola e della Controriforma, ma anche l'età delle scoperte di Galileo Galilei, per cui lo stile barocco deve essere contestualizzato in un periodo storico, che è stato caratterizzato dal crollo dell’unità religiosa e contemporaneamente da un senso di insicurezza e di relativismo, in seguito alla fine delle certezze dell'uomo, in primis della visione antropocentrica, ed al sorgere di un’idea nuova di spazio infinito, proprio a causa delle ricerche scientifiche, che hanno rivoluzionato il modo di concepire la realtà.
L'uomo ha cominciato a percepire l’esistenza di un mondo infinito, l’universo, ed a scoprire che la stessa conoscenza è illimitata. Da qui deriva la ricerca dell’infinito e l’affermazione del divenire, che si contrappone all’essere, come immobilità, del precedente periodo rinascimentale e questo sancisce contemporaneamente la fine in ambito artistico dell'equilibrio classicistico, supportato dal concetto del bello ideale come misura, armonia e proporzione, tipico dell’estetica rinascimentale. La visione di un universo indefinito, che si sostituisce alla finitezza ordinata e composta del precedente periodo classico, porta infatti nell’era barocca alla svalutazione del concetto di perfezione.
Non è corretto sul piano della metodologia critica e storica considerare il barocco, come è avvenuto, una fase di decadenza dello stile precedente, che dopo aver raggiunto la sua maturità, scade in virtuosismi, in quanto si deve interpretare ogni manifestazione artistica in se stessa, nel suo significato e nella sua manifestazione. Per questo motivo l’età barocca va vissuta nel suo autonomo valore storico, come l’anticlassicismo, come il rifiuto dell’ordine, dell’equilibrio, come il pathos e l’ebbrezza dello spirito dionisiaco, in contrapposizione alla serenità imperturbabilità apollinea, per dirla con Nietzsche.
In questo senso possiamo considerare il barocco come la prima manifestazione della mentalità moderna, in quanto affonda le sue radici proprio nel senso del divenire e dell’instabilità. Non è casuale che la rivalutazione del fenomeno del barocco, inteso come antitesi all’equilibrio classico e non più come decadenza del Rinascimento, sia stata operata dal critico Heinrich Wölfflin , che ha esposto le sue teorie in Renaissance und Barock nel 1888, cioè proprio in un periodo storico, in cui anche il Decadentismo, che ha messo in crisi i tradizionali valori etici e conoscitivi, si è espresso in termini anticlassicisti.
Il legame tra barocco e modernità ed anche post-modernità è evidenziato soprattutto dall’ansia di infinito, vissuto come l’illimitato, che si traduce in arte con la predilezione della linea curva, che viene anche ripresa ed esasperata per esempio nell’architettura della fine del 20° ed inizio del 21° sec., in quanto la linea si è curvata, non secondo una direzione precisa, ma secondo un percorso più complesso che si amplifica, nell’intreccio con altri, in modo disomogeneo e non si chiude nella perfezione del cerchio. La spinta dinamica verso l’infinito scompone perciò la proporzione, porta al superamento della linea di definizione, vengono arrotondati gli spigoli e le superfici degli edifici in una spirale continua. La libertà di espressione però porta spesso alla ricerca esasperata, che si manifesta nell’amplificazione della decorazione, riccamente elaborata, con un’esaltazione dell’apparenza, decisamente distinta dall’essenza, nello stesso modo in cui la contemporaneità ha elevato a mito l’immagine e l’apparire a scapito dell’essere e l’illusione al posto della realtà.
Il ricorso alla decorazione eccessiva in epoca barocca crea un effetto di preziosità e contemporaneamente un suggestivo aspetto scenografico. Il fine dell’arte quindi non è più il sereno godimento dei sensi, ma quello di stupire e di meravigliare.
Il Barocco Siciliano ha ripreso queste caratteristiche e le ha amplificate soprattutto per l’uso eccessivo del decorativismo, per il senso scenografico e per il forte senso della teatralità. Questo stile si è sviluppato sull’isola in particolar modo in seguito all’opera di ricostruzione della Sicilia sud orientale dopo il terremoto del 1693. Si decise di non riproporre il modello di città medievale, con i suoi vicoli stretti, che avevano reso più gravi gli effetti del terremoto, ma di creare ampie prospettive urbane, come quelle che furono realizzate da Rosario Gagliardi a Noto. Per questo motivo la città non viene più ricostruita nella zona collinare, come era prima, ma in una pianeggiante, per permettere la realizzazione di strade parallele ed ampie, con intersezioni ad angolo retto, secondo i nuovi canoni barocchi. La città, che, come tutta la valle circostante, è Patrimonio dell'Umanità, fu ricostruita come se fosse una scenografia, grazie all’uso delle linee curve delle facciate degli edifici, alle decorazioni ricche di volute e di putti, ai balconi con i parapetti in ferro battuto dalle forme panciute. Ne è un tipico esempio il Palazzo Nicolaci-Villadorata, i cui balconi sono sorretti da statue di sfingi, leoni, cavalli alati, putti allegorici, con le sinuose inferriate. Tra gli edifici religiosi di Noto è degna di segnalazione la cattedrale di S. Nicolò,che è un meraviglioso esempio di stile tardo barocco. Si trova sulla sommità di una scenografica scalinata di tre rampe; la grandiosa facciata, in pietra calcarea tenera, presenta due torri laterali ed elementi di ispirazione neoclassicista.
Un vero gioiello del barocco netino è la chiesa di San Domenico: le cinque cupole interne sono riccamente decorate da stucchi e la facciata, che è a due ordini, ha la parte centrale a forma convessa. Questa forma, le scalinate scenografiche e le colonne staccate dalla facciata sono elementi tipici e ricorrenti nel barocco siciliano. La forma convessa della parte centrale della facciata è presente per esempio anche nel Duomo di San Giorgio di Ragusa Ibla e nella Chiesa di San Giorgio di Modica.



Sicilia, barocco, S. Domenico, S. Giorgio, Modica

Le chiese di Ragusa e di Modica però sono più slanciate rispetto a S. Domenico di Noto: entrambe infatti hanno una facciata a tre ordini. L’imponenza della chiesa di Ragusa deriva anche dal fatto che si trova sulla parte alta di una piazza in pendenza ed il suo asse centrale è leggermente ruotato rispetto gli assi delle strade. La parte centrale convessa inoltre comprende nella sua sommità la cella campanaria.
La chiesa di San Giorgio di Modica, un monumento simbolo del Barocco siciliano, fu ricostruita dall’architetto siracusano Rosario Gagliardi, più sontuosa di prima, con una splendida facciata a torre e con l’interno, a cinque navate, ricco di stucchi e dipinti preziosi.
La basilica Maria Santissima dell'Elemosina, meglio conosciuta come basilica collegiata, di Catania, sulla via Etnea, a poca distanza dall’università, è uno degli esempi più belli del barocco catanese.
La facciata- campanile, che ha la parte centrale concava, contrariamente alla forma convessa delle chiese, che abbiamo visto, presenta due ordini, nel primo ci sono 6 colonne in pietra lavica, sormontate da una balaustra, sul secondo, dove si trova una grande finestra, incorniciata da 4 statue, spicca una grossa nicchia con catino a cassettoni, sormontato da un vano per la campana. Nell’interno si può ammirare una ricca decorazione pittorica e marmorea.
Sempre allo stile del Barocco siciliano si ispira anche la facciata della Cattedrale di Sant’Agata a Catania, opera dell’architetto Vaccarini, che presenta una certa affinità, almeno per quanto riguarda la struttura, con la facciata del Duomo di Siracusa.
Quest’ultima cattedrale, che sorge nella parte elevata dell’isola di Ortigia, ha incorporato un tempio dorico della polis siracusana, il cui stile severo e spoglio contrasta con la ricca scenografia esterna, che presenta due ordini di colonne staccate dal muro, con cornici sporgenti e con statue marmoree, compresa quella della Vergine, che si erge in tutta la sua grandezza nella nicchia centrale. La maestosità della chiesa deriva anche dallo splendore del suo marmo bianco e dalla ricerca della preziosità, che si arricchisce della fluidità delle curve, delle volute e delle forme contorte, riccamente decorate.
Questa chiesa può essere un esempio del gusto barocco per la scenografia, come risultante della complessità delle opere, in particolare quelle architettoniche che, da un lato, occupano tutto lo spazio disponibile, dall’altro ogni parte della loro superficie è occupata da elementi scultorei, che offrono a volte, anche se non è il caso della chiesa di Siracusa, la sensazione di un’abbondanza eccessiva, quasi a sconfiggere l’horror vacui.
Anche Palermo ha un ricco patrimonio artistico, in cui sono presenti la preziosità arabesca e normanna ed il gusto barocco. All'inizio del '600, infatti, sotto la dominazione spagnola, viene avviato un rinnovamento edilizio secondo il gusto barocco, per esaltare il potere dell’aristocrazia, per cui vengono abbelliti non solo chiese e palazzi, ma anche strade e piazze.
Per limitarci all’architettura religiosa, che è la più interessante, è opportuno menzionare la chiesa di San Giuseppe dei Teatini, che si trova vicino ai Quattro Canti, pregevole soprattutto per l’interno addobbato di decorazioni scultoree.
Particolarmente interessante è anche la chiesa di Santa Caterina, a cui si accede con una scalinata a doppia rampa. Ciò che colpisce subito è la ricchissima decorazione interna, frutto di un’ armoniosa unione di marmi, di stucchi e di affreschi, che bene si armonizzano con le strutture portanti. Nonostante la sontuosa ricchezza di particolari, non si avverte la sensazione di un sovra-affollamento, come succede spesso nelle chiese barocche, ma si avverte la sensazione di un equilibrio fra le parti, che conferisce un “sereno”stupore, che invita alla contemplazione ed all’ammirazione.
Molto simile a Santa Caterina, per la preziosa e minuziosa decorazione interna, è la chiesa del Gesù, nota anche come Casa Professa, un vero gioiello del barocco palermitano. L ’interno è uno dei più rappresentativi esempi della decorazione detta “a marmi mischi”, tipico della Sicilia, cioè di complessi intarsi di tessere policrome di marmi e pietre pregiate , che creano motivi floreali o figurati e che, in un continuo alternarsi di bassorilievi marmorei, di sculture,di stucchi, di affreschi ricoprono ogni spazio della chiesa.
_Un trionfo del barocco è anche l'oratorio del Rosario di Santa Cita, capolavoro di Giacomo Serpotta. Al centro della controfacciata alla zona absidale si trova l’episodio cardine, la battaglia di Lepanto in cui la flotta cristiana, protetta dalla Madonna del Rosario, vince contro i Turchi e questo episodio viene rappresentato su un ampio panneggio sostenuto da putti. Sulle pareti laterali è stato scolpito un raffinato ciclo, composto da putti, statue allegoriche e teatrini, che rappresentano i Misteri del Rosario. Serpotta utilizzò lo stucco, con cui, benché fosse una materia povera, riuscì a raggiungere un ricercato valore artistico. Colpiscono immediatamente il candore del bianco, che fa risplendere le statue e gli stucchi, la suggestiva bellezza delle forme a tutto tondo, la fluidità e la morbidezza dei panneggi, che avvolgono delicatamente i corpi femminili, il tripudio delle immagini, la teatralità e la vitalità delle figure allegoriche e dei putti. L’artista ha rappresentato infatti numerosi angeli e putti, che sembrano giocare tra di loro, arrampicandosi alle cornice delle finestre, alcuni sono seduti sui cornicioni, o sporgendosi da nicchie, sembrano librarsi nell’aria. L’ opera è il frutto di una grande capacità artistica, unita all’abilità di padroneggiare e di organizzare ampi spazi, ma anche dimostra una grande espressività e capacità comunicativa, evidenziata per esempio dagli atteggiamenti, dai volti e dagli sguardi delle figure, che sembrano voler dialogare tra loro e con lo spettatore.
Nonostante l’esuberanza delle raffigurazioni, che ricopre completamente le pareti, l’opera è un capolavoro di leggerezza, di suggestiva eleganza e di raffinatezza, soprattutto per le decorazioni minute. A differenza delle altre chiese barocche, l’oro è qui utilizzato per dare solo un tocco di preziosità ed eleganza e non per stupire con la sua scenografica ostentazione di ricchezza.



Santa Cita, Sicilia, Noto, barocco

Le raffigurazioni evocano una suggestione simile a quella che trasmette la magnifica opera di intarsio e di gesso della sagrestia del monastero della Certosa (Cartuja in spagnolo) di Granada ( un vero capolavoro del tardo barocco spagnolo), soprattutto per lo splendore del bianco, la bellezza e la raffinatezza delle linee spezzate e curve, che conferiscono un elegante andamento sinuoso e per la leggiadria dei motivi ornamentali,che ricoprono interamente tutte le superfici.




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