I templi dorici in Magna Grecia ed in Sicilia


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Tra l'VIII e il VI sec. a.C. i Greci, emigrati dalle loro città per motivi politici, economici, sociali e demografici, sbarcarono nell’Italia meridionale ed in Sicilia, dove fondarono parecchie colonie.
La parte greca dell’Italia meridionale ha preso il nome di Magna Grecia. Questo termine, che troviamo per la prima volta in Polibio (II 39, 7), ha generato molte discussioni sulla sua origine. Visto che l’attributo “magna” è di grado positivo e non comparativo, certamente non alludeva ad una comparazione con la Grecia, ma probabilmente designava sia la Grecia metropolitana sia la Grecia d'Italia. Secondo alcuni storici l'espressione si affermò con il diffondersi del pitagorismo, per sottolineare la grandezza della regione. Il termine, usato in riferimento all'Italia continentale greca, fu esteso impropriamente alla Sicilia.
La forma più alta e più solenne dell'arte della Magna Grecia è rappresentata indubbiamente dai templi, costruiti sul modello greco e prevalentemente secondo l'ordine dorico, il più antico, che si affermò nel Peloponneso e proprio qui in Italia, (quello ionico è rappresentato soltanto dai due templi di Locri).

tempio dorico, Grecia
Fonte della foto: Wikipedia


Come è evidenziato dalla fotografia gli elementi costituenti il tempio dorico sono
il basamento (stilobate, dal greco, στυλοβατης, da στυλος "colonna" e βάσις "base");
la colonna (stylos,é priva della base, è poco slanciata, si assottiglia gradualmente (rastremazione) verso l'alto, ha un lieve rigonfiamento a circa un terzo dell'altezza, è formata da grossi cilindri sovrapposti l'uno sull'altro, con larghe scanalature, ha un capitello dalla forma di un parallelepipedo a base quadrata, posta su una struttura prima circolare convessa e poi tronco-conica);
la trabeazione, (costituita dall’architrave, su cui poggia il fregio, caratterizzato da un'alternanza di metope e triglifi, forme di pietra, decorate con scanalature verticali, i glifi);
il frontone (formato dal timpano di forma triangolare, sui cui lati obliqui venivano poggiate le tegole, ricoperte da terrecotte dipinte).
All’interno del tempio si trova la cella, dove c’era la statua della divinità, il cui accesso era riservato al solo sacerdote, mentre la funzione si svolgeva su un altare antistante al tempio ed all'interno del recinto sacro, che comprendeva oltre al tempio anche altri edifici, connessi con il culto.
E’ importante notare che, oltre alla magnificenza per le dimensioni, colpisce del tempio dorico l’armonia, che deriva dalla proporzione fra le componenti della struttura (per esempio il numero delle colonne laterali può essere pari al doppio, al doppio + 1, o al doppio + 2 del numero di quelle frontali). Ma soprattutto l’equilibrio deriva dal fatto che la costruzione delle varie parti del tempio dorico si basa su un metro di misura, che si chiama “modulo” e che é fornito dal diametro della colonna, oppure dallo spazio fra due colonne sul fronte del tempio. Di conseguenza l'altezza della colonna è 4 o 5 volte il modulo, la trabeazione ed il frontone 1/3 della colonna, l'architrave e il fregio sono ciascuno 1/6 dell'altezza della colonna, il basamento è la metà della trabeazione ed in genere la lunghezza del tempio è il doppio della larghezza. Ovviamente questa perfezione classica è la risultante di continui aggiustamenti, che hanno apportato al modulo matematico delle impercettibili correzioni, affinché non solo l’architettura, ma anche la visuale risultasse perfetta ( per esempio il rigonfiamento a circa 1/3 dell'altezza della colonna serve per ovviare all'effetto ottico di riduzione del diametro dovuto alla luce del sole, le colonne angolari sono leggermente ovali per essere coerenti sia viste di lato che di fronte, la leggera inclinazione delle colonne di fronte verso l'interno del tempio serve per correggere la percezione di vederle pendere verso l'esterno, quasi cadenti sull’osservatore, per questo motivo anche le colonne angolari sono lievemente inclinate verso il centro).
L’armonia è raggiunta anche dalla superiore capacità di rendere la struttura tutt’uno, in cui c’è un equilibrio tra gli spazi vuoti e quelli pieni, che, insieme alla forma del tempio, gli conferiscono una dimensione aperta ed allo stesso tempo chiusa, grazie alla quale l'interno interagisce con l'esterno e viceversa.
Il tempio dorico più antico della Magna Grecia è il Tempio di Poseidone di Taranto, di cui però sono rimaste solamente 2 colonne, caratterizzate da un’entasi (il rigonfiamento del fusto della colonna a circa un terzo della sua altezza) molto evidente. Un altro tempio importante della Magna Grecia, fin dall’età arcaica, é quello di Hera Lacinia di Capo Colonna, ( Crotone), di cui purtroppo rimane una sola colona in stile dorico, appoggiata sui resti dello stilobate. La colonna, alta m. 8,35, ha un fusto con venti scanalature piatte, è stata costruita, come i blocchi del basamento, con la locale calcarenite. Probabilmente la costruzione dell’edificio risentì di una grande maestria architettonica, grazie all’uso di accorgimenti che possiamo notare da alcuni indizi: lo stilobate ( piano di appoggio della colonna) ha una maggior pendenza della colonna ed una leggera inclinazione verso l’interno del tempio.
Sempre in Calabria a pochi metri dalla riva del Mare Jonio, ai piedi del promontorio Cocinto, sono stati trovati i resti di un tempio dorico, datato dagli archeologi all'anno 420 a.C.: si tratta solo della base su cui dovevano essere poste 36 perimetrali.
Anche in Basilicata troviamo una zona archeologica importante sul sito della vecchia Metaponto, fondata intorno al VII sec. a. C dai greci provenienti dall’ Achea. Dalle sue rovine emergono le bellissime Tavole Palatine: 15 (10 sul lato settentrionale e 5 sul meridionale) delle 32 colonne originarie del tempio di Hera, costruito in stile dorico-arcaico del VI secolo a.C.
Esempi unici dell’architettura della Magna Grecia sono i tre templi di ordine dorico di Paestum, in provincia di Salerno ( edificati tra il VI ed il V secolo a.C. ed ora Patrimonio dell’Unesco): il tempio di Hera, il Tempio di Atena ed il Tempio di Nettuno.
Il tempio di Hera, la cosiddetta "Basilica" é il tempio più antico, ha la particolarità di avere nove colonne sul fronte ( mentre in età più recente il numero di colonne frontali sarà sempre pari) e diciotto di lato, sono alte 4,68 metri, si presentano molto rastremate, hanno un’entasi (il rigonfiamento del fusto della colonna a circa un terzo della sua altezza) particolarmente pronunciata, un capitello dall’echino assai schiacciato e panciuto, sormontato da un abaco (parallelepipedo di pianta quadrata) molto largo. Inoltre, come quello di Atena, il tempio di Hera presenta un’ altra particolarità per l'architettura dorica: il collarino del capitello è decorato di foglie sbaccellate. Il Tempio di Atena, in precedenza noto come Tempio di Cerere, é il più piccolo, con colonne doriche nel peristilio e ioniche nella cella, è costituito da tredici colonne sui lati lunghi e sei sui brevi. Anche le colonne di questo tempio hanno un’entasi molto pronunciata ed inoltre qui per la prima volta in Magna Grecia il numero di quelle sul lato maggiore è uguale al doppio più una di quelle presenti sul lato minore, come nel Partenone di Atene.
Il Tempio di Nettuno, il più grande e maestoso, è un esempio della raggiunta armonia del tempio dorico, la cui evoluzione è evidenziabile dal confronto della pianta degli edifici, della forma delle colonne e dei capitelli dei tre templi, da quello di Hera, a quello di Atena, arrivando al tempio di Nettuno. Le particolarità di questo tempio derivano dalla mole delle colonne, stranamente massicce, che si accompagna ad una notevole rastremazione e dalla mancanza del rigonfiamento a circa un terzo della loro altezza, caratteristica invece dell’ordine dorico, ma per alleviare il senso di pesantezza si è ricorso all’espediente di infittire le scannellature verticali. Troviamo invece la convessità dello stilobate e della trabeazione, tipico, come abbiamo visto, nel dorico greco, ma che in ambiente italiano si trova solo qui e a Segesta.
La visita al sito di Paestum, conservato in ottime condizioni, offre delle suggestioni incredibili: è meraviglioso perdersi in quella grande area verde, intervallata qua e là dalle rovine, e passare a contemplare ora un tempio, ora un altro. E’ un’esperienza unica ed indimenticabile per la maestosità dei monumenti, ma anche per le emozioni che si provano, si perde la concezione del tempo e si è rapiti da tanta la bellezza e dalla constatazione della grandezza dell’uomo, che, sfidando il tempo, lascia un’orma duratura del propria genialità.
La vista più suggestiva è forse quella che si riceve da una posizione angolare del tempio (ponendosi cioè di fronte all’angolo formato dai due lati, uno delle colonne di fronte e l’altro di quelle di fianco): dallo spazio tra le colonne ne appaiono altre sullo sfondo, quasi a formare una sequenza ininterrotta, nonostante l’alternanza di vuoti e di pieni, di luci e di ombre.

Paestum, templi

I templi greci di ordine dorico sono presenti anche in Sicilia. I più antichi si trovano a Siracusa, risalenti al VI secolo a.C: il Tempio di Apollo, i cui resti sono raccolti al centro di Largo XXV luglio, ad Ortigia ed il tempio di Atena, di cui sono presenti alcune colonne, inglobate all’interno della Cattedrale.
Di un dorico rivisitato (le colonne per esempio non presentano scanalature ed all'interno del tempio non vi è alcuna cella) è un tempio greco (V secolo a.C) dell'antica Segesta (sito nell'area archeologica di Calatafimi- Segesta), di cui è rimasto l'intero colonnato della peristasi completo di tutta la trabeazione.
Un parco archeologico tra i più ampi d’Europa è quello di Selinunte, una città poco distante dal mare, tra Marsala e Agrigento: si estende per 1740 km quadrati e comprende numerosi templi, santuari e altari. In particolare sull’Acropoli sorgono 4 templi ( il tempio D, il tempio C, il tempio A, il tempio O) e su una collina, più interna rispetto all’acropoli, si innalzano altri 3 templi: il tempio G, il tempio F, il tempio E. Quest’ultimo, che é il più recente,(costruito tra il 465 e il 450 a.C.), pur risentendo della tradizione del luogo, è quello che risponde meglio ai canoni del classicismo per le sue proporzioni, la simmetria e l’armonia delle parti, invece il Tempio G ( i cui resti testimoniano le dimensioni ciclopiche di un edificio che ricopriva una superficie di ben 6000 mq.) è di uno stile misto, in quanto presenta un dorico arcaico sul lato est e ad ovest un dorico classico.
L’area archeologica però più conosciuta della Sicilia è indubbiamente la Valle dei Templi, che corrisponde all'antica Akragas, il nucleo originario della città di Agrigento. Il sito è stato inserito nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO per la presenza di importanti templi dorici e per lo stato di conservazione.
Come a Paestum, anche qui si avverte un’atmosfera solenne grazie al patrimonio monumentale e ad un clima di grande bellezza per un paesaggio formato da ulivi centenari e mandorli, con il blu del mare, che appare all’orizzonte. Camminare lungo il viale, ammirare quei templi, costruiti 2500 anni fa, induce a sentirsi parte integrante della storia e trasmette una sensazione di immensità e di infinito. Di notte poi la vista dei templi illuminati, che risaltano nell’oscurità, offrono uno spettacolo sicuramente unico e di grande suggestione e, trovandosi la Valle su di un altopiano, campeggia su tutta la zona circostante.
Vi si possono contare ben dieci templi dorici, edificati a partire dal V sec, a.C. con tufo calcareo della zona. Il Tempio di Zeus , di cui oggi sopravvivono solo le fondamenta e l’altare principale, era uno dei più grandi templi greci dell’antichità. Il più antico tempio di Agrigento è invece quello di Eracle, mentre quello meglio conservato è sicuramente il Tempio della Concordia, grazie al fatto che nel VI secolo d.C. venne adattato e trasformato in chiesa cristiana dedicata ai santi Pietro e Paolo. Il tempio, che deve il suo nome ad una iscrizione latina trovata nelle sue vicinanze, paragonabile per bellezza al tempio di Nettuno di Paestum, si erge lungo la Via Sacra: il basamento segue perfettamente l'inclinarsi della collina, ci sono tredici colonne per ogni lato longitudinale, sei davanti e sei dietro, che in origine erano dipinte di bianco. La trasformazione in chiesa cristiana provocò l’abbattimento del muro di fondo della cella e la formazione di dodici aperture arcuate nelle pareti della cella per costituire le tre navate canoniche.
Valle dei Templi, Agrigento Tempio della Concordia della Valle dei Tempi di Agrigento



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