Il minimalismo nell’arredamento


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Un nuovo stile nell’arredamento, che si fonda sull’avere solo ciò di cui abbiamo realmente bisogno, comincia a diffondersi anche nel nostro paese: lo dimostra il proliferare ed il successo dei libri su questo tema, come, per esempio ,“'Fai spazio nella tua vita” di Fumio Sasaki e “Il magico potere del riordino”, di Mari Kondo, che è diventato un best seller in poco tempo.
L’aggettivo, che qualifica questo stile e da cui deriva l’appellativo, “minimal”, fa pensare subito ad una riduzione al minimo degli arredi di casa. Si rinuncia infatti agli elementi accessori, privilegiando soltanto quelli fondamentali. Se effettivamente pensiamo per un attimo a quello che abbiamo, scopriamo di possedere più di quanto ci serve e che possiamo fare a meno di molte delle cose, che abbiamo accumulato.
Secondo il minimalismo i mobili e le suppellettili devono essere selezionati accuratamente senza decori fine a se stessi, in quanto devono rispondere a requisiti di bellezza, ma anche di praticità e di funzionalità, in una sintesi equilibrata di forma e funzione. Questo stile infatti non è il frutto di un’incapacità di espressione, di una povertà di idee e di una scarsa sensibilità all’accoglienza, ma è l’espressione del bisogno di semplificarsi la vita, spinti dall’esigenza di gestire al meglio la casa e dalla necessità di praticità, visto i ritmi della vita contemporanea e le dimensioni delle abitazioni sempre più ridotte rispetto al passato, ma soprattutto risponde a motivazioni di tipo filosofico- psicologico, a partire dall’esigenza di spazio e di luce.
La luce arreda, amplificando la percezione dello spazio e non solo conferisce all’ambiente un’atmosfera luminosa e aperta, ma anche influenza positivamente l’umore. Lo spazio ed il vuoto favoriscono la creatività, aprono allo stimolo, all’azione, alla novità. Noi siamo abituati a percepire il vuoto come mancanza, negazione, mentre esso ha una sua realtà ed identità, è lo spazio della possibilità, della libertà, dell’estensione.
E’ una ricerca di infinito, che dall’interno della casa vuole sconfinare all’ esterno, in modo che l’uno diventi il prolungamento dell’altro. E l’occhio viene invitato a questa ricerca di infinito, quando non è distratto da un accatastarsi di mobili e di oggetti, che hanno come funzione primaria quella di occupare gli spazi e di impadronirsi di tutti gli angoli, finendo così con il trasmettere un’impressione di soffocamento e di disagio.
E’ il desiderio di libertà da ogni eccesso, di equilibrio, di quell’ordine, così difficile da raggiungere sul piano esistenziale.
Il minimalismo è innanzitutto uno stile di vita, che ha come obbiettivo la ricerca dell’essenziale nella vita materiale come in quella spirituale, per cui induce a far pulizia fuori di noi ed allo stesso modo dentro di noi, spingendoci a liberarci dei fardelli sociali e psicologici, per non essere schiavi delle preoccupazioni, dei sensi di colpa, dei ripensamenti continui. Quando la mente è libera, la vita è più leggera, più interessante, più autentica, più incline a selezionare, anche nelle relazioni sociali, spesso soffocanti, cosa e chi veramente ci interessa.
E’ la volontà di usare meglio il proprio tempo, che si traduce anche nella necessità di affrancarsi da un passato prossimo, in cui i nostri genitori avevano cura delle cose in modo esagerato, conservando abiti e scarpe fuori taglia e fuori moda, libri mai letti, oggetti, di cui si ignorava l’esistenza, vecchie fotografie, dimenticate in fondo agli scaffali degli armadi o in cassetti, non più aperti da lungo tempo, attrezzi inutilizzati, oggetti obsoleti o addirittura rotti, servizi da tavola e corredi da letto mai usati, i primi perché non adatti alle esigenze quotidiane, gli altri perché troppo impegnativi e poco pratici.
Queste case, che sembrano “ richiudersi” su stesse, conservando l’inutile e lo scomodo, riflettono da una parte il terrore di chi ci abita per la scarsità, la paura, che insieme alle cose materiali si lascino andare i ricordi (che invece, se importanti, vivono per sempre nei cuori) e la paura di perdere quella stabilità, che sembra data dagli oggetti, a cui si è legati, e dall’altra rivelano il timore di aprirsi al cambiamento e di far “spazio” al nuovo. Per avere la novità, si deve farle spazio e questo vale non solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico.
Il minimalismo è perciò la vittoria su quel “terror vacui”, la paura del vuoto, che porta troppo spesso a riempire tutti i momenti dell’esistenza, anche con attività di scarsa o nessuna utilità e questo terrore si riflette su ciò che ci circonda, in primis sulla casa, che è lo specchio della nostra personalità.
Lo spazio, come sinonimo di movimento, di divenire, di possibilità di cambiare, diventa allora protagonista di questo stile. Da un punto di vista filosofico la tendenza a non accumulare degli oggetti evidenzia lo scarso attaccamento alle cose, la cui cura e preoccupazione sottrae tempo a se stessi ed alle altre persone, fa perdere di vista gli aspetti più importanti della vita ed il suo vero scopo, che è la ricerca della felicità.
E’ quindi la vittoria della libertà su quelle tendenze, che caratterizzano la nostra epoca, sullo spreco, sul superfluo, sulla schiavitù e sugli eccessi del consumismo, sul possedere troppe cose, sostanzialmente inutili, sulla ricerca di una felicità, che viene riposta nell’avere cose futili ed oggetti materiali, il cui possesso viene caricato di valori simbolici.
Lo stile minimal perciò ricerca l’ordine ed un ambiente sereno ed armonioso, che dia benessere, perché il disordine è stressante e distrae e contemporaneamente ricerca il fascino e la sobria eleganza, che derivano non dalla quantità, ma dalla qualità e dalla linearità delle forme dei pochi elementi, che vengono esaltati dalla luce e dal vuoto dello spazio circostante.
Ecco perché il minimalismo diventa l’espressione di una personalità forte, pragmatica, libera, organizzata, di una personalità contro corrente, non per moda, ma per convinzione, perché aspira a ciò che più conta nella vita e che non ha bisogno di circondarsi di oggetti, per poter definire la sua identità.




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